sabato 8 maggio 2010
martedì 16 marzo 2010
progetto MAAD! 3 appuntamento
Continua venerdì 19 marzo con il terzo appuntamento, la rassegna di arte e musica MAAD! – Music and Art Dialogues con l’esposizione di alcuni dipinti di Walter Germani e Maurzio Sternativo - Ethan e le musiche del dj set di Alex Hank. La sessione prevede la mostra di una selezione delle opere dei due pittori dal titolo "ARMONIA E DIFFERENZE" e l’insonorizzazione degli ambienti del Sei Come Sei di Monfalcone, con musiche electro e new wave. Il progetto MAAD ideato dall’associazione culturale ArtCorner di Staranzano ha lo scopo di organizzare una serie di mostre in altrettanti luoghi più o meno convenzionali a questo genere di esperienze.
Le diverse sessioni del progetto prevedono l’organizzazione di mostre presso locali pubblici – ArtCafé – in adeguati spazi presso la grande distribuzione – ArtMart – oppure presso biblioteche e centri culturali – ArtClub.
L’inizio della serata è previsto per le ore 19.30 con continuazione della musica fino alle 23.30 circa.
Le opere rimarranno esposte fino al giorno 18 aprile 2010.
domenica 13 dicembre 2009
martedì 15 settembre 2009
Mostra artistica di Giulio Calderini la domenica del 6 settembre in occasione di “Paesi Aperti” a Frisanco
Sentieri illustrati nello “Spazio Foto” del Centro Culturale Casa A. Zanussi di Pordenone.
I personaggi di queste quattro illustratrici realmente prenderanno vita - e si confonderanno tra fogli, colori e pennelli sulla tavola di lavoro che ogni artista riprodurrà in modo creativo nell’ambiente espositivo - quasi volesse fuggire da uno spazio ristretto per andarsene con chi, anche con una sola occhiata, sarà catturato dai colori accesi e personali di ogni opera.
Appuntamento da giovedì 10 settembre 2009, con l'inaugurazione alle ore 17.30
http://www.centroculturapordenone.it/cicp/arte/spazio-foto/mostra-in-corso/sentieri-illustrati
venerdì 28 agosto 2009
Mostra fotografica di Aldo Faoro "E' UNA DIVERSA PROSPETTIVA"
Immagini raccolte nel nostro territorio, che ritraggono sassi e pietre ripresi in contesti diversi per forma e utilizzo: da quelle lavorate e usate nei selciati delle piazze alle distese pietrose dei torrenti e dei ghiaioni di montagna ed altro ancora.
L'elemento che caratterizza il portfolio è l'inconsueto punto di ripresa che rasenta il terreno, a simulare la visione di chi vede il mondo dal basso:
il punto di vista del topo.
Gli spazi si dilatano, gli elementi periferici dell'immagine, pur rimanendo importanti per mantenere contatto con il conteso, sono sfocati e perdono valore a scapito di ciò che normalmente non si nota.
Gli elementi vicini, così vicini da richiedere quasi uno sforzo per essere visti, diventano il baricentro della composizione e nel loro ripetersi diventano un pattern che ci accompagna al fondo dell'immagine, a riconoscere il luogo.
Le immagini sono inusuali ma è solo questione di punto di vista,
è una diversa prospettiva
Aldo Faoro
Dal 29 agosto 2009 presso il Circolo Operaio a Frisanco in via Roma 16
(ingresso riservato ai soci dell'Associazione Culturale PropitQmò)
Aldo Faoro
Nato in Svizzera nel 1956 da genitori italiani, risiede a Montereale Valcellina, in provincia di Pordenone.
Da molti anni lavora in una azienda che opera nell’ambito della fotografia.
Affascinato dalle immagini di Koichiro Kurita, lavora quasi esclusivamente in bianco e nero che sviluppa e stampa da sé.
Nel 2002 frequenta uno stage di stampa fine-art tenuto presso il CRAF di Spilimbergo dal fotografo Roberto Salbitani.
Attualmente partecipa alle attività del circolo fotografico “L’Immagine” di Maniago.
mercoledì 8 luglio 2009
Mostra "Un segno per Marco" esposta nella Biblioteca Civica di Cervignano del Friuli - luglio 2009
Comune di Cervignano - Assessorato alla Cultura
Direzione didattica di Aquileia
Comune di Terzo di Aquileia
Mostra “Un segno per Marco” esposta nella Biblioteca Civica di Cervignano del Friuli – luglio 2009
Nella Biblioteca Civica di Cervignano del Friuli di via Trieste n. 33 è stata allestita la mostra di disegni ed espressioni artistiche “Un segno per Marco” organizzata dal Circolo didattico di Aquileia. La mostra rimarrà esposta per tutto il mese di luglio durante l’orario di apertura della biblioteca: lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì dalle
La mostra “Un segno per Marco” è nata sei anni fa, in onore di un ragazzo che aveva frequentato la scuola primaria a Terzo d’Aquileia e che si era distinto per le sue capacità in campo artistico. La scuola di Terzo lo ricorda ogni anno attraverso qualcosa a lui molto caro, il disegno. “Un segno per Marco” è il titolo che gioca tra ciò che il ragazzo ha lasciato di sé, il suo segno, e il segno grafico che usava fin da piccolo.
La mostra di disegni ed altre espressioni artistiche organizzata annualmente dà a tutti i bambini del Circolo di Aquileia, di cui la scuola di Terzo fa parte, l’opportunità di esprimersi attraverso forme, colori, contenuti.
Il primo anno il tema era improntato sugli animali, il secondo era la natura, il terzo il soggetto preferito di Marco, ovvero i dinosauri, il quarto l’aria, il quinto il fuoco. Quest’anno il tema è stato il mare e la mostra s’intitola, appunto, “Oceanomare”. Negli anni la manifestazione si è estesa ad altre scuole (Cervignano, Porcia), ad altri ordini di scuola (Secondarie di primo grado di Aquileia), ad altri stati ( Hrpelje in Slovenia) con prodotti sempre più curati e di notevole spessore artistico.
Dallo scorso anno i lavori segnalati dalla giuria vengono ospitati nel periodo estivo, per un mese, nei locali della Biblioteca Comunale di Cervignano.
Per maggiori informazioni contattare la biblioteca, via Trieste 33
tel.
martedì 30 giugno 2009
Le Mostre di Spilimbergo Fotografia 2009
Il Ritratto in fotografia nell’800 e 900 dagli Archivi del CRAF – Palazzo di Sopra, Spilimbergo, a cura di Walter Liva, 4 luglio – 30 agosto 2009
Per definizione, il ritratto è una rappresentazione (pittorica, fotografica o letteraria) che raffigura uno o più soggetti generalmente isolati dallo sfondo o dal contesto generale in cui compaiono.
Si ricorda, nel decennio antecedente l’invenzione della fotografia, la moda del cammeo dipinto con piccoli ritratti e, successivamente, con l’introduzione del dagherrotipo (che rimase sul mercato sino agli anni 1850) la tendenza di moltissimi pittori miniaturisti a riconvertirsi alla fotografia, spesso impiegati presso gli studi dei fotografi a dipingere a mano i dagherrotipi.
Solo l’invenzione di Eugene Disderi della carte de visite riuscì ad amplificare in modo esponenziale la realizzazione del ritratto: dai Re ai normali cittadini, la carte de visite si diffuse a macchia d’olio.
La fotografia del Novecento si avviò poi al superamento del pictorialism mettendo in luce le diverse modalità espressive del ritratto in fotografia, da quelli borghesi di Edward Steichen e di Alfred Stieglitz a quelli dedicati alle popolazioni dei nativi americani di John Alvin Anderson, dei tuaregh fotografati a Parigi da Albert Hartigue ai ritratti degli emigranti in arrivo a Ellis Island di Lewis Hine, infine quelli realizzati da un giovanissimo André Kertesz ai commilitoni a Gorizia, all’alba della Prima Guerra Mondiale, molto simili alle fortunate cartoline postali tramite cui i soldati inviavano dal fronte un ritratto alle famiglie.
Non manca certo, nel dispiegarsi della mostra, l'America della Grande Crisi e della Farm Security Administration fotografata con intensa partecipazione da Dorothea Lange, Arthur Rothstein, Russell Lee e Photoleague con Walter Rosenblum, quindi il fotogiornalismo che, dalla Seconda Guerra Mondiale fino alla fine degli anni ’60 ne ha riproposto la centralità mediatica (George Rodger, Henri Cartier Bresson, John Phillips, Burt Glinn, James Whitmore, Cornell Capa, Jeanloup Sieff, Frank Horvath, Romano Cagnon, etc).
Parallelamente, il ritratto in studio (in posa), ambientato (nel quale cioè la “cornice”, il contorno è essenziale) o “in esterno” (con una nuova interazione tra uomo e ambiente) ha mantenuto il suo tradizionale legame dialettico con la pittura, fatto di confronto sul concetto di bellezza, sulla rappresentazione dell’identità psicologica della persona fotografata.
Da Paolo Gasparini (suoi i ritratti di Paul Strand e di Che Guevara) a Robert Frank, Inge Morath, Martin Parr, Mario Giacomelli, Luigi Crocenzi, Mario Cresci, Roberto Salbitani, Guido Guidi fino a Paolo Gioli, Nicola Radosevic, Newsha Tavakolian, Rena Effendi sino ai lavori in digitale delle ultime generazioni, si compone senza pretendere alcuna esaustività, un racconto per immagini del XX secolo.
Futurismo e Fotografia – Museo di Storia della Fotografia F.lli Alinari, Firenze, 17 settembre – 15 novembre; Sala espositiva della provincia, Pordenone, 5 dicembre – 28 febbraio 2010, a cura di Giovanni Lista
Il movimento futurista, fondato da Filippo Tommaso Marinetti, intendeva proporsi quale sistema ideologicamente rivoluzionario, in grado di sconfinare dalla pittura e letteratura per abbracciare un concetto universale dell’arte.
Il 20 febbraio 1909, su Le Figaro, Filippo Tommaso Marinetti pubblicò il Manifeste du Futurisme, rilanciato in Italia dal Manifesto dei pittori futuristi nel febbraio 1910 e, nel successivo mese di aprile, dal Manifesto Tecnico della pittura futurista sottoscritto da Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Giacomo Balla, Gino Severini, Luigi Russolo. Per i futuristi, occorreva abolire, nell’immagine, la prospettiva tradizionale a favore di un moltiplicarsi di punti di vista che fossero in grado di esprimere l’interazione dinamica con lo spazio circostante: …”la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità…Così annunciava il primo Manifesto. E’ il decreto di morte d’ogni passata mitologia, in favore della mitologia nuova; la macchina, idolo lucente, rombante, utilitario…Lo stile deve diventare rapido, scattante, turbinante co
me la vita moderna nel suo incessante esplodere e pulsare; quindi… il dinamismo plastico…”.
In quegli stessi anni, Anton Giulio Bragaglia realizzò le sue prime “fotodinamiche” che diedero il via al rapporto, inizialmente controverso, tra futurismo e fotografia. È poi degli anni ’20 l’introduzione del “foto collage” e del 1930 il Manifesto della Fotografia Futurista di Marinetti e Tato.
La mostra verrà realizzata d’intesa con la Fondazione Alinari di Firenze e sarà curata da Giovanni Lista, per un totale di 130 opere esposte.
La rassegna riscopre le possibilità espressive sperimentate dal futurismo in fotografia (dalla ritrattistica, al fotomontaggio, fotocollaggio, manipolazione iconografica, ricerca iconica, foto-performance), evidenziandone le potenzialità anche a livello di propaganda sociologica e ideologica, infine quale strumento indispensabile a immortalare l’ufficialità del movimento, le occasioni sociali o i riti che corroboravano la complicità del gruppo.
Nell’esperienza dei futuristi in ambito fotografico si ritrovano tutti i principi applicati all’arte: antipassatismo, sperimentazione
formale e estetica, volontà di catturare dinamismo e vitalismo del mondo contemporaneo.
La mostra tratterà anche le immagini di una “cultura futurista” che ha preso forma in modo libero e indipendente nei termini di uno sperimentalismo o di uno spirito avanguardista che investiva coscientemente la fotografia proprio in quanto medium per eccellenza di una modernità legittimata tanto nel gesto quotidiano quanto nell’atto creativo.
Le fotografie proverranno da collezioni private e da istituzioni pubbliche quali l’Alinari, il Museo del Cinema e della Fotografia di Torino, il MART di Trento e Rovereto.
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L’era dell’Ottimismo. Propaganda e Arte nella Fotografia in Russia negli anni 1920 – 1930 – Chiesa di San Lorenzo,San Vito al Tagliamento, 3 luglio – 4 ottobre 2009, a cura di Andrey Baskakov, Direttore Soyuz Mosca e con collaborazione con il Museo Casa della Fotografia di Mosca (direttrice Olga Sviblova)
È stato, questo, un periodo drammatico a causa del conflitto tra la tradizionale arte fotografica russa e la nuova fotografia documentaria sovietica.
I fotografi pittorialisti vennero accusati di ideologie borghesi, “individui idealisti” e prerivoluzionari, spesso perseguitati e repressi fisicamente.
La collezione Soyuz comprende i lavori originali dei maestri della fotografia pittorialista russa, tra i quali Sergey Lobovikov, Miron Sherling, Nikolay Andreev, Aleksandr Grinberg, Yacov Ellengorn, Yuri Eremine, Sergey Alliluev – Ivanov, Petr Klepikov, Moisey Nappelbaum, Sergey Savrasov, Nikolay Svishchov – Paola, Vasily Ulitin.
Anche la fotografia documentaria o di reportage, che si dibatte tra lo stile propagandistico di quel periodo e la ricerca di un linguaggio artistico innovativo, risulta interessante.
Tra i fotografi più rappresentativi, Aleksandr Dorn, Boris Kudoyarov, Georgy Petrusov, Dubrovin, Semen Fridlyand, Ale
xander Rodchenko, Boris Ignatovich, Arkady Shaikhet, Ivan Shagin, Michael Prekhner, Maks Alpert, Sergey Strunnikov, Mark Markov Grinberg, Anatoly Egorov, Ivan Shagin, Evgeniy Khaldey, Emmanuil Evzerikhin.
La Fotografia del Novecento in Friuli Venezia Giulia – Museo Etnografico, Lubiana, 2 giugno 14 settembre, Capodistria, Udine a cura di Gianfranco Ellero e Walter Liva
La Prima Guerra Mondiale, che vide il fronte proprio in Friuli e nella Venezia Giulia, segnò cronologicamente il trapasso del pittorialismo, che, tra gli altri, trovò espressione in Arturo Floek (nel 1900 ritrasse Francesco Giuseppe in visita proprio a Gorizia), Ernesto Battigelli, Pietro Modotti, zio della più nota Tina Modotti (presso il quale lavorò Silvio Maria Buratti) e Giacomo Bront.
Anche Carlo Wulz, continuando a Trieste l’attività nell’atelier del padre, realizzò ritratti in studio di taglio pittorialista, assieme a paesaggi e riprese relative ad avvenimenti sociali, proprio mentre si diffondevano gli studi in tutte le cittadine della regione.
Dopo la parentesi della Prima Guerra Mondiale (di cui fu testimone anche il giovane André Kertesz), la fotografia in Friuli Venezia Giulia iniziò con Ugo Pellis un’esperienza di dialettica tra l’immagine e la lingua sulla base delle tesi di Carl Jaberg e Jacob Jud modellate sui principi dell’ “Atlas Linguistique de la France”. Contestualmente si sviluppò un’idea cartolinesca della fotografia con l’interpretazione bucolica del paesaggio e delle scene di vita paesane, in particolare della montagna, con Umberto Antonelli e Attilio Brisighelli.
Nelle
opere di Enrico del Torso troviamo rappresentate le ultime famiglie della nobiltà agricola friulana mentre Francesco Krivec, originario di Tolmino, divenne il più grande ritrattista del secolo in Friuli, il cui nome figura tra i pionieri del colore in fotografia.
Nel secondo dopoguerra, accanto ad una ripresa delle arti e della cultura più ampia (basterebbe citare solamente Pier Paolo Pasolini) la fotografia vide nascere a Spilimbergo, nel 1955, il “Gruppo Friulano per una Nuova Fotografia”, unico in Italia a dotarsi di un Manifesto programmatico ispirato al neorealismo.
Italo Zannier, Gianni e Giuliano Borghesan, Aldo Beltrame, Carlo Bevilacqua, Toni del Tin, Fulvio Roiter Giuseppe Bruno, furono i protagonisti di quella che possiamo definire un’esperienza fondamentale per la fotografia italiana.
Apparvero anche, dagli anni ’50, altri fotografi di valore, come Tin Piernu, che documentò la vita delle minoranze slovene nel
le valli del Natisone, il triestino Tullio Stravisi, il Goriziano Paolo Gasparini (che nel 1954 venne premiato a Spilimbergo dalla “Giuria popolare”, divenendo poi tra i più importanti fotografi del Centro – Sudamerica), il pordenonese Pierluigi Praturlon, il fotografo della Dolce Vita, infine Elio Ciol, la cui fama nella fotografia di paesaggio ha travalicato ben presto i confini.
Nel decennio successivo, Edoardo Nogaro in Carnia e Riccardo Toffoletti nelle Valli del Natisone sono stati considerati tra le più significative epigoni della fotografia neorealista, la cui estetica appare visibilmente ispirata allo stile introdotto dal Gruppo Friulano.
I fotogiornalisti Mario Magajna, Aldo Missinato e Claudio Erné, ma anche Riccardo Viola, hanno documentato eventi quali il disastro del Vajont o l’inondazione di Pordenone del 1966, i funerali di Pasolini del 1975 e il terremoto del 1976 (interpretato fotograficamente anche dall’artista Bruno Lorini). Di Massimo Cetin e Davorin Krizmančič sono i reportages relativi rispettivamente all’arrivo dei profughi dalla Bosnia a Muggia e dei giorni dell’indipendenza della Slovenija.
Gianluigi Colin, anche art director del Corriere della Sera, ha introdotto nuove semiotiche nella fotografia e Ulderica Da Pozzo ha collaborato con riviste nazionali di viaggi e turismo.
Si attribuisce un ruolo significativo, dalla spiccata vocazione aggregativa, ai Circoli fotografici, in particolare negli anni ’60, ’70 e ’80, rappresentati da Tullio Stravisi, Adriano Perini, Enzo Gomba e Giandomenico Vendramin.
Dagli anni ’80, an
alogamente al resto d’Italia, anche nel F.V.G. la fotografia perdeva i connotati di documento per assumere progressivamente le caratteristiche di un’opera d’arte: sono quindi apparsi sulla scena “artisti – fotografi” come Piccolo Sillani, Albano Guatti, Pier Mario Ciani, Stefano Tubaro, Maurizio Frullani, Roberto Kusterle, Walter Criscuoli, Sergio Scabar, Mauro Paviotti, Attilio Marchetto, Catia Drigo, Massimo Crivellari, Guido Cecere e poi giovani che oramai, anche attraverso l’uso del digitale, sono parte attiva nei contemporanei processi di estensione linguistica della fotografia e della sua globalizzazione come Andrea Pertoldeo, Massimo Crivellari, Luca Laureati, Carlo Andreasi, Alberto Cadin, Max Rommel, Francesca Dotta, Marco Citron,Debora Vrizzi, Isabella e Tiziana Pers.
Bruno Bruni, Centro Pasolini, Casarsa della Delizia, 12 luglio – 30 agosto, a cura di Manfredo Manfroi e Fabio Amodeo,
Bruno Bruni (Santa Lucia di Tolmino,1929 – Campalto di Mestre, 1997) collaborò con il Circolo la Gondola di Venezia e prima, insieme a Nico Naldini, fu tra i più giovani fondatori dell’ “Academiute di lenghe furlane” , costituita da Pasolini nel 1945 sui fondamenti della precedente "scuoletta" di Versuta. Sin dal 1944 Bruni concorse alla fondazione e alla gestione letteraria della rivista Stroligut. Partecipò a quelle esperienze con grande entusiasmo, di cui tra l'altro diede atto nel suo poema, inserito nel volume Il ragazzo e la civetta, Il timp di un fantàt (Il tempo di un ragazzo). Dopo la guerra e le esperienze casarsesi, Bruno Bruni si trasferì a Venezia. Fu maestro elementare a Mestre e Marghera, poi insegnò all’Istituto Magistrale. Si dedicò quindi alla fotografia, ottenendo diversi riconoscimenti in Italia e all'estero (nel 1956 da Popular Photography, nel 1956 nominato segretario della Gondola).
La mostra verrà realizzata in collaborazione con La Gondola di Venezia e il Centro Pasolini di Casarsa. Nell’occasione saranno presentati dei filmati dell’Archivio de La Gondola.
Cesare Colombo, Lifesize – la misura della vita, Museo dell’arte febbrile e delle Coltellerie, Maniago, 10 luglio – 23 agosto, a cura di Giovanna Calvenzi
Cesare Colombo (Lecco, 1935) è ad oggi considerato dalla critica un maestro della fotografia italiana. Notissima la sua opera di studioso e storico che lo ha portato a impegnarsi per più di quarant’anni alla produzione di ricerche, fotolibri e mostre di grande successo (da L’Occhio di Milano, 1977, alla Fotografia Italiana Anni Cinquanta, 2006), non così nota, invece, è la sua produzione come autore di immagini. L’esordio, alla metà degli anni 50, riflette una coerente indagine sulle vicende private e sociali dell’uomo, dove a committenze professionali si sono alternate personali ricerche.
Dopo il suo noto fotolibro Milano veduta interna (Alinari, 1990) la mostra che il CRAF presenta appare oggi come la più completa raccolta antologica delle sue visioni.
Attraverso circa 130 fotografie, in formati diversi, la sequenza LifeSize liberamente tradotto ne La misura della vita, rappresenta una riflessione lunga mezzo secolo: ambienti, gesti e volti si alternano liberamente in nero e a colori senza un preciso ordine cronologico. Come ha scritto nella sua attenta presentazione Giovanna Calvenzi “Cesare Colombo ricompone il dualismo fra imperativo alla testimonianza e possibile intervento creativo del fotografo: con coerente semplicità, con una pervicacia che mantiene la visione fedele a se stessa nel tempo e che riesce a salvare dal caos della modernità brandelli di poesia”.
In occasione della mostra LifeSize, sarà edito con lo stesso titolo un fotolibro prodotto congiuntamente dalle Edizioni Imagna, che dedicano una nuova collana ai maestri della fotografia italiana, e dal CRAF.
Ilo Battigelli, Saudi Arabia – un emigrante fotografo, Roma, autunno 2009 a cura di Angelo Pesce
Con Ilo Battigelli (San Daniele del Friuli, 1922 - 2009) andò modificandosi il rapporto del “fotografo” con l’Arabia, non trattandosi più di una presenza di “fotografo-viaggiatore” o di un “reporter” vincolati alla fugacità della loro azione, in ogni caso sempre limitata a un periodo ridotto di tempo.
Battigelli, nel 1946 fotografo ufficiale dell’Arabian-American Oil Company (Aramco) a Ras Tanurah, si ricavò uno studio nel luogo dove immaginava fosse approdata l’ultima nave corsara (da qui si impose il nome di Ilo “il Pirata”) ed ebbe modo, accanto al lavoro di routine legato alla compagnia petrolifera, di documentare la vita della popolazione della Provincia Orientale dell’Arabia Saudita, le diverse attività artigianali – dai panificatori ai ramai, ai pescatori di perle - i paesi (Hofuf, Dammam, Dhahran, Tarut, Qatif) e gli spazi immensi del deserto popolati da carovane di cammelli.
La mostra è già stata presentata presso la King Abdulaziz Foundation a Ryad, alla Grand Valley State University del Michigan e presso la sede del Consiglio Regionale del F.V.G. di Trieste.
Tullio Stravisi – Un grande fotografo di Trieste, Palazzo Gopcevich Trieste a cura di AA.VV., 16 settembre – 3 novembre 2009
Tullio Stravisi (Trieste, 1922-2003) è stato fotografo amatoriale per tutta una vita divenendo una figura di rilievo nel mondo fotografico triestino. Ha fotografato artisti, la sua città e molti paesaggi. In particolare, si è dedicato all'interpretazione del paesaggio carsico utilizzando anche particolari tecniche di viraggio delle stampe fotografiche. Dal 1972 al 1993 è stato presidente del Circolo Fotografico Triestino.
La mostra, realizzata in collaborazione con il Comune di Trieste e il Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia presenterà il corpus complessivo dei lavori di Tullio Stravisi (il cui archivio è stato conferito al CRAF e ivi catalogato).
Prima e dopo il Muro – Palazzo di Sopra, Spilimbergo, 4 luglio – 30 agosto, Roma, settembre, a cura di Contrasto
Una scelta di quaranta emblematiche immagini a ricordo di un evento cruciale della nostra storia. Le fotografie che compongono questa mostra raccontano la città di Berlino piegata dopo la guerra, la creazione del Muro, odiosa ferita che spezza in due la città, il dolore per questa mutilazione, la sua caduta e conseguente esplosione di gioia, infine la vita quotidiana d’oggi nella città dove il muro, o quel che ne resta, è diventato il monumento involontario di un passato che non si può dimenticare.
A testimoniare questo percorso visivo e storico sono stati chiamati i grandi autori di reportage e di fotogiornalismo contemporanei.
Negli scatti di Henri Cartier-Bresson, Leonard Freed, Bruno Barbey, Ian Berry, Guy Le Querrec della Magnum Photos, così come attraverso l’obiettivo dei grandi reporter italiani, da Gianni Berengo Gardin, Mauro Galligani, alle visioni di Giovanni Chiaramonte e allo sguardo di giovani autori come Nicola Gnesi e Davide Monteleone, si percorre un viaggio a ritroso nel tempo, in cui testimonianza e visionarietà si compenetrano nella definizione di un dramma, quello della Seconda Guerra Mondiale e della Cortina di ferro.
La città simbolo dell’Europa contemporanea, con la sua dolente spaccatura e la sua difficile ricomposizione dal 1989 ad oggi, è narrata così in queste splendide foto che, scatto dopo scatto, cuciono insieme, come un filo, l’immagine del nostro presente. La mostra, concepita da Contrasto, è prodotta in collaborazione tra il Comune di Roma e il CRAF (Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia) di Spilimbergo.
9.November und die Tage danach, Villa Sulis, Castelnovo del Friuli, 11 luglio – 30 agosto,a cura di Marion Hűter Messina
Nel 1989, gli studenti della Carl Zeiss – Oberschule di Berlino, assieme all’insegnante e fotografa Marion Hűter Messina, hanno documentato l’evento epocale della caduta del Muro di Berlino, fotografando lungo tutto il perimetro dello stesso.
Da quel lavoro venne realizzata allora una mostra composta da 45 fotografie, già esposte nel corso degli anni in svariate sedi della Germania, che, per il ventennale dello storico evento, fa tappa a Spilimbergo.
Polonia Sempre Fidelis, fotografie di Carlo Leidi, Villa Savorgan, Lestans, 4 luglio – 30 agosto
Il CRAF conserva nei propri archivi il lavoro fotografico realizzato da Carlo Leidi in occasione del viaggio in Polonia di Giovanni Paolo II° del 1979 a Varsavia, Czestochowa e ad Auschwitz, trent’anni orsono, ben dieci anni prima della caduta del Muro di Berlino. Come ricordò Leidi, si trattava di “…immagini riprese durante un viaggio, fatto al seguito di Karol Wojtyla nella sua prima visita da Papa alla nativa Polonia. Viaggio per me, disgraziatissimo: concluso con un incidente stradale che avrebbe potuto costarmi la pelle ma, ancor prima, rallegrato dal furto – eseguito in una Varsavia zeppa di poliziotti, in pieno giorno e in pieno centro, con tutta calma –delle mie Nikon, degli obiettivi e di tutto il materiale impressionato in dieci giorni di lavoro. A parte le prime otto fotografie “miracolate” (tre rullini Nikon mi erano rimasti in tasca per caso) questo è un servizio d’emergenza, fatto con la Minox della mia compagna, Marisa, alla quale devo di non essermene tornato a casa per disperazione: “prova con questa. Perché dargliela vinta?” così nacque il servizio. Il libro no, perché nei mesi successivi alla visita di GiovannI Paolo II° la situazione polacca ebbe sviluppi imprevedibili, grazie alla ribellione operaia e alla sua organizzazione nel sindacato autonomo. Un libro con le sole immagini della visita del Papa – pensammo – avrebbe reso della realtà polacca una faccia sola;chiedemmo invano, ripetutamente, il visto di ingresso per completare il lavoro; infine, dopo mesi, desistemmo. ”
Queste immagini sono tuttavia riuscite a rappresentare al meglio il senso di quel viaggio che oggi comprendiamo appieno nella sua portata storica e a sottolineare l’intensa religiosità popolare dei polacchi.
venerdì 26 giugno 2009
lunedì 22 giugno 2009
SEMPRE C'E' MONDO incontro con la fotografa argentina Maria Zorzon
Martedì 23 giugno 2009 ore 21.30Presso il C.S.A di via Scalo Nuovo di Udine
SEMPRE C’E’ MONDO
Incontro con la fotografa argentina MARIA ZORZON
Attraverso la proiezione delle sue opere ci racconterà il suo particolare percorso artistico.
domenica 14 giugno 2009
BloomsDay, mostra di Guglielmo Manenti dedicata a James Joyce
Associazione Culturare Daydreaming Project presenta:
BloomsDay
dedicate James Joyce
INAUGURAZIONE
MARTEDI’ 16 GIUGNO h 19
GALLERIA METROKUBO
Via dei Capitelli, 6563b Trieste
sarà presente l’ autore
interventi multimediali a cura del DDproject
interverrà Erik Schneider sul tema “Joyce e i bordelli triestini”
segue rinfresco
L’Associazione Culturale Daydreaming Project, (www.daydreamingproject.com) presenza attiva nello scenario artistico contemporaneo di Trieste, quest’anno ha deciso di celebrare nella propria maniera il Bloomsday, giornata simbolo dell’opera Joyciana, proponendo la mostra di Guglielmo Manenti “BloomsDay”,. illustrazioni liberamente tratte dall’ ”Ulisse” di James Joyce.
Per un pubblico di appassionati il 16 giugno diventa così un "Bloomsday" che collega Dublino, Parigi, Zurigo e Trieste.
Prendendo spunto dagli spostamenti effettuati dai personaggi dell’”Ulisse”, i curatori dell’iniziativa, nelle figure di Nanni Spano,
Sede principale ed inaugurale della mostra è
Lo spettatore seguendo una mappa troverà i diversi capitoli della mostra in più luoghi. Come a seguire i percorsi di Joyce che tra l’altro abitava realmente in questa zona.
L’obiettivo è di creare una collaborazione tra più spazi espositivi e non, nella volontà di portare nuova attenzione alla figura dello scrittore, creando un momento annuale in cui l’arte contemporanea cerca di indagare uno scrittore che suggerisce molteplici spunti. Si tratta di una proposta culturale che si augura di potere sempre più collaborare con quelle che sono le istituzioni tradizionali cittadine.
Spazi espositivi:
GALLERIA METROKUBO
Via dei Capitelli, 6563b Trieste
KNULP
Via Madonna del Mare 7a Trieste
LIBRERIA JAMES JOYCE
P.za Libertà, 8 Stazione Centrale, Trieste
LIBRERIA IN DER TAT
Via Diaz , 22 Trieste
NEOPOLIS
Pza Vecchia,5 Trieste
WINTERS
Via delle Beccherie 7/1 Trieste
QUADRICOLOR
Via A. Diaz ,4
RETRO’ BOTTEGA
Via Madonna del Mare, 6c Trieste
Via San Sebastiano, 2 Trieste
XINGU
Arti del Brasile e Sudamerica
Via S.S. Martiri, 12 Trieste
CHOCOLAT
Via Cavana 15b Trieste
Daydreaming Project | www.daydreamingproject.com
Associazione culturale
via Foscolo 4 Trieste, italia
cf 90116570327
Daydreaming magazine | www.ddmagazine.it
on line visual art magazine
staff@ddmagazine.it
mercoledì 10 giugno 2009
BLUE ZONE installazioni e mostra . dal 4 giugno al 30 giugno
evento collateraleBLUE ZONE Biennale di Venezia:
UCAI alla galleria Scoletta San Zaccaria
(Campo San Zaccaria Ve) - [Mappa]
presenta
BLUE ZONE
installazioni e mostra . dal 4 giugno al 30 giugno.
18 artisti presenti : Gabriella Calsolaro, Diego Valentinuzzi, Sergio Davanzo, Graziano Balzanella....
orario galleria 10,30-13,00,16,00-19.30 escl. domenica
domenica 7 giugno 2009
ESPOSIZIONE SCOLASTICA AI COLONOS
MVSIVA - 11 giugno 2009 - Istrago di Spilimbergo (Pn)

lunedì 1 giugno 2009
Inaugura a Venezia Porto d'Arti, evento a cura di Luciano Caramel collaterale alla Biennale

inaugurazione 5 giugno 2009 | ore 12.30 | a cura di luciano caramel | ex - chiesa di santa marta | porto di venezia
Venerdì 5 Giugno 2009 alle ore 11.30 inaugurerà "Porto d'Arti", evento collaterale alla 53. Esposizione Internazionale d'Arte, a cura di Luciano Caramel.
La mostra, promossa dall'Associazione Culturale Il Sogno di Polifilo con il sostegno dell' Autorità Portuale di Venezia, esporrà l'opera di otto artisti italiani di fama internazionale, tra cui: Franco Batacchi, Ennio Finzi, Ferruccio Gard, Riccardo Licata, Gianmaria Potenza, Santorossi, Livio Seguso, Ottorino Stefani.
In un momento critico per la pace nel Mediterraneo, il Porto di Venezia si propone quale luogo d'incontro issando la bandiera della cultura. L'iniziativa ha origine da due opportunità convergenti: il recente, esemplare restauro di uno splendido contenitore nel cuore del Porto; e l'occasione di sottolineare come Venezia non corrisponda allo stereotipo di "vetrina", bensì continui ad essere centro di produzione culturale degno della sua grande storia, ove operano autori di primo piano, rappresentativi della molteplicità della ricerca artistica contemporanea.
Gli artisti invitati, tra i migliori esempi italiani nell'ambito delle arti visive, spaziano su generi e poetiche diverse, dai dipinti policromi di Gard, alle sculture di perfetta maestria di Livio Seguso, dalle stampe su pvc di Santorossi alle installazioni in marmi policromi di Gianmaria Potenza, dagli oli su tela di Ottorino Stefani alle tecniche miste su carta e tavola di Riccardo Licata e Franco Batacchi.
Ciò che accomuna tanta varietà di stili e intenti, oltre ad un profilo storico e formativo che rimanda ai più alti momenti della storia dell'arte del secondo Novecento - molti di questi artisti hanno lavorato al fianco dei maggiori rappresentanti dell'astrattismo e dell'informale italiano - è un profondo e radicato legame con la città di Venezia. Ciascuno di questi artisti infatti declina in maniera personale la visione di Venezia come luogo privilegiato di ispirazione, ricerca e produzione artistica.
All'interno di questo progetto, anche la sede espositiva ricopre un ruolo centrale. La Chiesa di Santa Marta costituisce infatti un pregevole esempio di recupero e conversione di una struttura storica in contenitore multifunzionale e si trova nel porto della città, luogo per vocazione e per storia deputato all'approdo, allo scambio e al confronto di culture diverse. In questo caso dunque il porto di Venezia sarà luogo di incontro di artisti che possiedono formazione, logica di lavoro ed esperienze differenti, a volte forse opposte, ma operano sotto la comune bandiera della cultura e dell'arte.
L'esposizione prevede 80 opere, dieci per ciascun artista, allestite all'interno della chiesa e negli spazi circostanti, dove verranno collocate sculture e installazioni. L'evento figurerà nel Catalogo generale della Biennale e in tutte le comunicazioni dell'Ente. Inoltre Il Sogno di Polifilo pubblicherà uno specifico catalogo bilingue con un testo introduttivo di Luciano Caramel, altri testi critici e le riproduzioni di tutte le opere in esposizione.
PORTO D'ARTI
evento collaterale della 53. Esposizione Internazionale d'Arte - La Biennale di Venezia 2009
dal 4 giugno al 27 settembre 2009
Chiesa di Santa Marta, Porto di Venezia
Tutti i giorni dalle ore 10,00 alle 18,00
ARTISTI: Franco Batacchi, Ennio Finzi, Ferruccio Gard, Riccardo Licata, Gianmaria Potenza, Santorossi, Livio Seguso, Ottorino StefanI
CONFERENZA STAMPA: 5 Giugno 2009, ore 11.30 Venezia, Chiesa di Santa Marta ORGANIZZAZIONE: Associazione Culturale Il Sogno di Polifilo, d'intesa con l'Autorita Portuale di Venezia
ALLESTIMENTO: O-Zone
CATALOGO: testi di Luciano Caramel, edito da Il Sogno di Polifilo
SPONSOR: CFLI, Canton Assicurazioni, Culturalia, G&G, Gasperin, Grafiche Serenissima, Gruppo Euromobil, Marchiopolo, O-Zone, Studio Berengo
INFORMAZIONI: Franca Sanna tel. e fax 041.2412003, cell. 347.7132313
PROMOZIONE E UFFICIO STAMPA:
CULTURALIA di Norma Waltmann, Vicolo Bolognetti 11 - 40125 Bologna
Tel. +39 0516569105 cell. +39 392 2527 126 email info@culturaliart.com
www.portodarti.com - www.culturaliart.com<
martedì 26 maggio 2009
MOSTRA "Dante Fornasir, ingegnere" _Centro civico di Cervignano del Friuli 29 maggio - 14 giugno 2009
ASSESSORATO ALLA CULTURA – BIBLIOTECA CIVICA
MOSTRA “Dante Fornasir, ingegnere. Cervignano del Friuli 1882 –
Centro Civico di Cervignano del Friuli 29 maggio –
Al Centro Civico di Cervignano del Friuli di via Trieste n. 35 venerdì
In occasione dell’inaugurazione della mostra verrà anche presentato il catalogo con l’intervento di Marco Cogato, assessore alla cultura, Edino Valcovich e Diana Barillari, autori del catalogo e curatori della mostra. (A seguire aperitivo offerto dall’Azienda Agricola Borgo Fornasir)
Mercoledì 3 giugno alle ore
La mostra, che rimarrà aperta sino al 14 giugno, è promossa dal Comune di Cervignano del Friuli - Assessorato alla cultura con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia e Fincantieri e la collaborazione del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell'Università di Trieste. Il progetto scientifico e di ricerca è stato curato da Edino Valcovich e Diana Barillari, docenti presso il Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell'Università di Trieste con i quali hanno collaborato gli ingegneri Aulo Guagnini e Carlo Antonio Stival.
La mostra è corredata da un ampio e approfondito catalogo con interventi di tutti i componenti il comitato scientifico e un ricco apparato fotografico.
La mostra illustra le vicende professionali di Dante Fornasir che, dalla natia Cervignano, dopo la laurea al Politecnico di Vienna, lavorò a Monfalcone e Trieste partecipando allo sviluppo industriale e sociale del territorio dell'Isontino e della Bassa Friulana. L' attività dell'ingegner Dante Fornasir è caratterizzata da un impegno professionale su tematiche ampie e complesse, in un periodo contrassegnato da trasformazioni di tipo tecnico-scientifico, ma anche da una radicale evoluzione del linguaggio architettonico.
La sua formazione al Politecnico di Vienna consente di spiegare tale versatilità, fondata su un percorso di studi dove, accanto all'eccellenza delle discipline scientifiche, si curano gli aspetti culturali e storico-architettonici, in particolare nel corso di progettazione. Ne consegue che un ingegnere civile - tale è la sua qualifica – può occuparsi di problemi idraulici con la stessa disinvolta competenza con la quale sceglie lo stile più adatto agli edifici del villaggio di Panzano. La sua carriera professionale si svolge a stretto contatto con una delle realtà imprenditoriali più vivaci dell'impero asburgico, vale a dire il Cantiere Navale Triestino fondato dai fratelli Cosulich, che nel 1907 individuano nella città di Monfalcone il luogo adatto al nuovo insediamento. Come responsabile dell'Ufficio tecnico Fornasir è protagonista del progetto e della realizzazione dei Cantieri e del Quartiere di Panzano (1913-1927), una delle esperienze di eccellenza compiute in Italia, che si può confrontare con il villaggio operaio di Crespi d'Adda e, in regione, con il successivo insediamento di Torviscosa.
La sua attività progettuale per il Cantiere (1919-1939) lo porta ad affrontare lavori di grande complessità tecnologica e costruttiva, realizza infatti capannoni, fondazioni per gru e macchine, acquedotti e relativi serbatoi, reti ferroviarie, bacini e scali.
Gli studi di ingegneria idraulica compiuti a Vienna costituiscono l'altro grande punto di riferimento per l'ingegner Fornasir, il quale opera con competenza in tema di bonifiche, sia in occasione di quella del Lisert (1929), ma anche a Cervignano dove realizza il borgo rurale (1933-1940) che porta il suo nome risanando terreni abbandonati da secoli all'incuria e alla malaria. La realizzazione di questa utopia coltivata negli anni giovanili quando si era occupato del tema lavorando con l'ingegner Giacomo Antonelli deputato di Cervignano al Parlamento di Vienna, suggella la parabola di una attività da protagonista, che si svolge entro un arco temporale contrassegnato da profonde trasformazioni, alla quale egli seppe contribuire con la sua opera.
La presente mostra è stata realizzata in particolare grazie alla disponibilità e al prestito di materiale documentario e fotografico concessi dalla famiglia Fornasir, al contributo dato alla ricerca dall’architetto Federica Crismani, al prezioso materiale fotografico del Consorzio Culturale del monfalconese e alla collaborazione dell’architetto Francesca Agostinelli.
L’apertura della mostra sarà garantita grazie alla collaborazione delle associazioni locali di volontariato Anpi, Anps, Arci, Auser, Avis, Il Germoglio, Unsi e Ute.
La mostra "Dante Fornasir, ingegnere. Cervignano del Friuli
venerdì sabato e domenica 10.30-12.30, 16.00-19.00.
Il 2 giugno la mostra resterà chiusa.
Per ulteriori informazioni:
biblioteca civica di Cervignano del Friuli
via Trieste 33
tel.





